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NOVENA in ATTESA del SANTO NATALE • 3° Giorno


DALL’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO – VOLUME I
Della mistica Maria Valtorta

3° GIORNO –  L’editto del censimento.
Sono trascorsi diversi mesi e Maria è ormai prossima a dare alla luce il Suo Gesù. Nella casetta di Nazareth quasi tutto è pronto per accoglierlo, ma la profezia diceva che il Messia doveva nascere a Betlemme di Giudea…
4 giugno 1944.1
1 Cfr. Maria Valtorta - L’Evangelo come mi è stato rivelato, 27, ed. CEV.
Vedo ancora la casa di Nazareth. La piccola stanza dove abitualmente sta Maria per i suoi pasti. Adesso Ella lavora intorno a della tela bianca. Posa il lavoro per accendere una lucerna, perché scende la sera ed Ella non vede più bene nella luce verdastra che entra dalla porta socchiusa sull’orto.
Chiu­de anche la porta.
Vedo che ormai è molto grossa nel corpo. Ma ancora tanto bella. Il passo è sempre svelto, e gentile ogni suo atto. Nessu­na di quelle pesantezze che si notano nella donna quando è prossima a dare alla luce un bambino. Solo nel viso Ella è mu­tata. Ora è “la donna”. Prima, al tempo dell’Annuncio, era una giovinetta dal visetto sereno e ignaro, un viso da bambi­no innocente. Dopo, in casa di Elisabetta, al momento della nascita del Battista, il suo viso si era già affinato in una gra­zia più matura. Adesso è il volto sereno, ma dolcemente mae­stoso, della donna che ha raggiunto la sua piena perfezione nella maternità.
Non ricorda più la sua cara “Annunziata” di Firenze1, pa­dre. Quando era fanciulla, io ve la ritrovavo. Adesso il volto è più lungo e magro, l’occhio più pensoso e grande. Insomma è quello che è Maria anche ora in Cielo. Perché ora ha ripreso l’aspetto e l’età del momento in cui nacque il Salvatore.
La sua è l’eterna giovinezza di chi non solo non ha conosciuto corruzione di morte, ma nemmeno appassimento di an­ni. Il tempo non l’ha toccata, questa Regina nostra e Madre del Signore che ha creato il tempo; e se nello strazio del tempo di Passione - strazio che per Lei è incominciato molto, molto avanti, potrei dire da quando Gesù ha iniziato l’evangelizza­zione - Ella è apparsa invecchiata, questo invecchiamento era come un velo messo dal dolore sulla sua incorruttibile perso­na. Infatti, dal momento che Ella rivede Gesù risorto, Ella tor­na la creatura fresca e perfetta che era avanti questo strazio, quasi che, baciando le Piaghe Ss., abbia bevuto un balsamo di giovinezza che annulla l’opera del tempo e, più ancora che del tempo, del dolore. Infatti, anche otto giorni sono, quando ho visto la discesa dello Spirito Santo, il giorno di Pentecoste, io vedevo Maria “bella, bella, bella e fatta d’un subito più gio­vane” come scrivevo, e prima avevo scritto: «Ella pare un angelo azzurro». Gli angeli non hanno vecchiaia. Sono eternamente belli dell’eterna giovinezza, dell’eterno presente di Dio che riflettono in loro.
La giovinezza angelica di Maria, angelo azzurro, si completa e raggiunge l’età perfetta - che Ella ha portato seco nei Cieli e che conserverà in eterno nel suo santo corpo glorificato, quan­do lo Spirito inanella la sua Sposa e l’incorona agli occhi di tutti - ora, e non più nel segreto di una stanza ignota al mon­do, col solo testimone di un arcangelo.
Ho voluto fare questa digressione perché mi pareva neces­saria. Ora torno alla descrizione. Maria, dunque, ora si è fatta veramente “donna”, piena di dignità e grazia. Anche il suo sorriso è mutato in dolcezza e maestà. Come è bella!
Entra Giuseppe. Pare torni dal paese, perché entra dalla porta di casa e non da quella del laboratorio. Maria alza il ca­po e gli sorride. Anche Giuseppe le sorride. Ma pare che lo fac­cia a fatica, come chi è preoccupato. Maria l’osserva interrogativamente. Poi si alza per prendere il mantello che Giusep­pe si sta levando e lo piega e ripone su una cassapanca.
Giuseppe si siede presso la tavola. Appoggia un gomito su essa e il capo sulla mano, mentre con l’altra, soprappensiero, si pettina e spettina alternativamente la barba.
«Hai qualche pensiero che ti cruccia?» chiede Maria.
«Ti posso consolare?».
«Tu mi consoli sempre, Maria. Ma questa volta ho un gran­de pensiero… Per te».
«Per me, Giuseppe? E che mai?».
«Hanno messo un editto sulla porta della sinagoga.  È or­dinato il censimento di tutti i palestinesi2. E bisogna andare a segnarsi nel luogo di origine. Noi si deve andare a Betlem­me...».
«Oh!» interrompe Maria, mettendosi una mano sul seno.
«Ti scuote, vero? È penoso. Lo so».
«No, Giuseppe. Non è questo. Penso... penso alle Sacre Scrit­ture: Rachele madre di Beniamino e moglie di Giacobbe dal quale nascerà la Stella3, il Salvatore. Rachele sepolta4 a Betlem­me di cui è detto: “E tu, Betlemme Efrata, sei la più piccola fra le terre di Giuda, ma da te uscirà il Dominatore”.5 Il Dominatore che è stato promesso alla stirpe di Davide. Egli nascerà là...».
«Credi... credi d’essere già al tempo? Oh! Come faremo?».
Giuseppe è completamente sgomento. Guarda Maria con due occhi pietosi.
Ella se ne avvede. Sorride. A sé, sorride, più che a lui. Un sorriso che pare dica:
«È un uomo, giusto, ma uomo. E vede da uomo. Pensa da uomo. Compatiscilo, anima mia, e guidalo a vedere da spirito».
Ma la sua bontà la spinge a rassicurar­lo. Non mente, ma storna il suo affanno.
«Non so, Giuseppe. Il tempo è molto vicino. Ma non potrebbe il Signore rallentar­lo per sollevare te da questa preoccupazione? Tutto Egli può. Non temere».
«Ma il viaggio!... Chissà che folla! Troveremo buon allog­gio? Faremo a tempo a tornare? E se… se dovrai esser Madre là, come faremo? Non abbiamo casa... Non conosciamo più nes­suno…».
«Non temere. Tutto andrà bene. Dio fa trovare un ricove­ro all’animale che genera. Vuoi che non lo faccia trovare per il suo Messia? Noi fidiamo in Lui. Non è vero? Sempre fidia­mo in Lui. Quanto più è forte la prova e più fidiamo. Come due bambini mettiamo la nostra mano nella sua di Padre. Egli ci guida. Siamo tutt’affatto abbandonati a Lui. Guarda come ci ha condotti fin qui con amore. Un padre, anche il più buo­no, non potrebbe farlo con maggior cura. Siamo suoi figli e suoi servi. Compiamo la sua volontà. Nulla di male può accaderci. Anche questo editto è sua volontà. Cosa è mai Cesare ? Uno strumento di Dio. Da quando il Padre decise di perdonare all’uomo, ha preordinato i fatti perché il suo Cristo nascesse in Betlemme. Essa, la più piccola città di Giuda, non era, e già la sua gloria era segnata. Perché questa gloria avvenga e la parola di Dio non sia smentita - e lo sarebbe se il Messia na­scesse altrove - ecco che un potente è sorto, tanto lontano di qui, e ci ha dominato, ed ora vuole conoscere i sudditi, ora, men­tre il mondo è in pace. - Oh! che è la nostra piccola fatica se pensiamo al bello di questo attimo di pace? Pensa, Giuseppe. Un tempo in cui non vi è odio nel mondo! Ma può esservi ora più felice per il sorgere della “Stella” la cui luce è divina e il cui influsso è redenzione? Oh! non aver paura, Giuseppe. Se le strade sono insicure, se la calca renderà difficile l’anda­re, gli angeli ci faranno difesa e sponda. Non a noi: al loro Re! Se non troveremo asilo, ci faranno tenda le loro ali. Nulla ci avverrà di male. Non ci può accadere: Dio è con noi».
Giuseppe la guarda e ascolta beato. Le rughe della fron­te si spianano, il sorriso torna. Si alza senza più stanchezza e pena. Sorride.
«Tu benedetta, Sole dello spirito mio! Tu benedetta che sai vedere tutto attraverso la Grazia di cui sei piena! Non perdiamo tempo, allora. Perché bisogna partire al più presto e... tornare al più presto, perché qui tutto è pronto per il... per il...».
«Per il Figlio nostro, Giuseppe. Deve esser tale agli occhi del mondo, ricordalo. Il Padre ha ammantato di mistero que­sta sua venuta e noi non dobbiamo alzarne il velo. Egli, Gesù, lo farà quando sarà l’ora…».
La bellezza del volto, dello sguardo, della espressione, del­la voce di Maria quando dice questo «Gesù», non è descrivibile. È già l’estasi. E su questa estasi cessa la visione.

1  N.d.R. L’affresco nella Chiesa dell’Annunziata di Firenze, dove è oggi sepolta (in una cappella del Chiostro) la spoglia mortale di Maria Valtorta.
2 Cfr. Luca 2, [1]In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. [2]Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. [3]Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. [4]Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, [5]per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.
3 Cfr. Numeri 24, [15]Egli pronunciò il suo poema e disse: “Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell'uomo dall’occhio penetrante, [16]oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell’Altissimo,
di chi vede la visione dell’Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi. [17]Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set, […]
4 Cfr. Genesi 35,[16]Poi levarono l’accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. [17]Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere: anche questo è un figlio!». [18]Mentre esalava l’ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino. [19]Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. [20]Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di Rachele esiste fino ad oggi.
5 Cfr. Matteo 2, [6]E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.

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